il bello di scrivere sotto falso nome e su di un blog che non si caga nessuno? che puoi dire tutte le cazzate che ti passano nella testa e pure sfogarti con gli istinti personali, senza nessuna correttezza grammaticale.
ecco quindi che continua una caterba di cazzi miei:
la ragazza, l’amica, chiamatela un po’ come volete, non sta mica tanto bene. sul serio. è stata ricoverata tre giorni per un accertamento a partire da oggi. non so come mai, dopotutto ci conosciamo da appena un mese, ma ero in ansia per lei, non ero per nulla tranquillo quest’oggi. decido, le scrivo verso le 14 (13 ora zulu) che avevo intenzioni di farle una visitina nel pomeriggio, anche per poter staccare un po’ da questo asfisiante spettacolo teatrale. lei all’inizio mi dic che non devo sprecare il mio tempo, che ho tanto da fare. io le rispondo: sta minchia, io sono in pensiero, se ti fa piacere vedermi passo, sennò buonanotte ai suonatori e bon. dice che mi vedrebbe molto volentieri. ok, vado. prendere una navetta per l’ospadale san raffaele è un’impresa da titani, le solite cose italiane che in apperenza sembrano funzionare, ma in realtà sono delle incredibili ciofeche. per altro io credevo fosse anche gratis e invece sta cippa! così nel tentare di procurarmi un fottutissimo biglietto (solo successivamente mi è venuto in mente che potevo timbrare un qualsiasi foglietto di carta, tanto lì i controllori mica ci sono), sono riuscito a fare quei 500 mt che mi separavano dalla fermata della metro all’ospedale. nel frattempo mi arrivano due suoi messaggi, il primo di qualche minuto prima, il secondo appena sfornato. ne primo dice che molto probabilmente a breve l’avrebbero trasferita, nel secondo che non sapeva dove stesse andando, di non arrabbiarmi se non la trovavo subito, ma che voleva assolutamente passare del tempo con, l’unica persona in quel momento che potesse farla star bene. giuda? solo il tempo lo dirà, però una frase del genere dà una certa soddisfazione.
arrivo e m’innamore dell’ospedale san raffaele. scherzi a parte, è veramente figo, dovessi essere mai ricoverato (tocchiamoci ovunque), chiedo di essere internato lì. è una vera e propria cittadella funzionante (all’italiana). c’è pure lo zoo! insomma arrivo ma non so ancora dove minchia andare, cerco il punto info segnato, ma non lo trovo. deci di chiamarla; non risponde, ma richiama due minuti dopo dandomi tutte le indicazioni. dopo essermi perso un paio di volte trovo finalemte il reparto e il piano giusti. entro dal portone antipanico e di fronte a me, davanti alla scrivania dell’infermiera, ci sono lei e suo padre di spalle. richiudo d’istinto, non mi aspettavo la presenza del babbo. accidenti… con la madre ci si può ancora ragionare, ma direttamente il padre no. vabbù, in questi casi me la faccio veramente sotto e nell’attesa che la situazione si sbrigliasse, mi faccio un giro al quarto piano. può sembrare un fatto grottesco, ma è realtà. l’illuminzaione: le dico che mi sono perso e che sto arrivando tramite le scale, se fa due più due mi raggiungerà in qualche modo. difatti quando riapro il portone antipanico, loro due non ci sono più. sì ma adesso dove cazzo sono andati, come li recupero? non so nemmeno il suo cognome. che imbranato. fortunatamente la vedo che corricchia verso di me, e vado incontro, apro le braccia e (mi secca dire sta frase, perchè la direbbe solo moccia o muccino nei peggiori libri adolescenziali, ma è così) la stringo forte forte dandole un bacio. non sta per nulla bene la ragazza, ma ora che ce l’ho lì davanti a me sono un po’ meno preoccupato.
in poche parole, mi presenta il padre (ahia), che mi sembra di stringere la mano a silvioberlusconi in persona, ma vabbè. quando mi chiede che combino evito astutamente di rivelargli che collaboro con una radio famosamente di sinistra e io e lei ce ne andiamo verso le panchine più avanti nel corridoio. cominciamo a parlare per circa un’ora e mezza del più e del meno, finchè non arriva per me il momento di andarmene. non so forse poteva essere il momento buono per fare il passo decisivo, ma lì sul momento non mi sembrava tanto. saluto il padre e lei mi accompagna fino alle scale: le dico le due ultime scemate che mi sono venute in mente e dopodichè scena iniziale: la ristringo e la ribacio. chissà magari QUELLO era il momento buono, ma spero in futuro se ne ripresentino molti altri e il sottoscritto li sappia cogliere al volo.
dopo tutto ciò sono però molto soddisfatto, quando sono arrivato lei tremava proprio, ho nascosto la mia preoccupazione, am ero eccome preoccupato. passato tutto quel tempo assieme, lei sembrava come rifiorita, sul serio. mi ha fatto molto piacere. quasi quasi faccio partire un’attività, a breve il mio biglietto da visita su questo blog. visite solo previo appuntamento.
per ora null’altro… assì, vorrei che berlusconi crepasse al più presto. nient’altro.
ciaooo, Jurg