generazione mille euro

24/04/2009

accidenti, niente male il nuovo film di massimo venier. mi fido te, quello precedente con ale e franz, non è che mi avesse fatto impazzire. tutta roba già più o meno vista. generazione mille euro invece è qualcosa di nuovo, non troppo, ma abbastanza.

matteo moretti è un giovane trentenne e matematico piuttosto brillante che percepisce 1000€ al mese da un’azienda che gli fa cagare ed è sempre sull’orlo del precariato. inoltre tiene delle supplenze presso l’università per soddisfare le esigenze del suo vecchio prof. insomma, come la maggior parte dei giovani che abitano oggi questo paese. divide la casa con un amico proiezionista, ma l’affitto tra le varie cose è troppo caro. si insedia così una bella ragazza in modo da poterli supportare nel dividere il costo dell’affitto. ovviamente il nostro protagonista si innamora di lei una volta che è stato scaricato dalla sua ex. ma non è la sola, difatto pure il suo capo, interpretato dalla bella carolina crescentini, imbastisce una storia con lui. due storie da portare avanti su due binari completamente diversi ma allo stesso tempo paralleli. matteo avrà la possibilità di riscattare il proprio lavoro partendo per barcellona con il suo “capo”, ma alla fine sceglierà di restare con gli amici, il suo vero amore (l’altra) e senza lavoro. in poche parole il più classico degli idealisti-altruisti, quelli che nella realtà non si incotrano mai.

interpreti bravi: alessandro tiberi si conferma una nuova stella nascente del cinema italiano. è bravo! ma anche il resto del cast non è da meno, come la figura classica dell’amico interpretato da francesco mandelli, il popolare vigei di emmtivì. la location, come tutti i film di venier, è milano e che effettivamente si sposa bene con il tema principale della finanza spietata. dopodichè è il film è pur sempre un film, tutto è abbastnza ovattato, diciamo che tirando le somme è il tema dell’amiciza e dell’amore che prevale più che quello del precariato, ma va benissimo così. è pur sempre un bel film. ho anche capito che lo stile di massimo venier è quello che forse mi appartiene di più, soprattutto per ciò che concerne l’uso dell’immagine: a metà tra uno stile “classico” e quindi statico e uno decisamente più moderno, quindi che veloci movimenti di macchina e montaggio piuttosto serrato. ho speso volentieri i soldi del biglietto!

Jurg

piesse: qualcuno di voi sa come mai nei titoli di coda c’è un ringraziamento al mitico libero “picchio” de rienzo?


fortapàsc

05/04/2009

la cosa che colpisce più del film è la sua naturalezza e schiettezza. si tratta infatti di una pellicola acqua e sapone, ma non per questo scontata, anzi attraverso questa storia si vanno a toccare corde molto profonde.

giancarlo siani è stato un vero e proprio eroe, un saviano degli anni’80, ma senza scorta. uno dei pochi giornalisti seppur non ancora professionista, che credeva nella vera essenza di quel mestiere. con la morte di giancarlo siani, è stata messa una benda sulla bocca del giornalismo italiano tutto, ma questa è solo una dell einnumerevoli vicende. il manifesto del film rievoca piuttosto bene questa sensazione. beh, la storia è ovviamente scontata: l’eroe alla fine muore, altro che èppi ending. molto intenso anche l’inizio dell’opera, dove la voce del personaggio si estranea un attimo dal contesto e dice che se avesse saputo che quelli erano i suoi ultimi cinque minuti di vita, forse non avrebbe ascoltato vasco rossi alla radio. poi flescbec e la storia inizia dall’inizio.

libero de rienzo veramente spettacolare, non solo nella rassomiglianza fisica, ma nei modi di fare, tant’è che sembrava di rivedere un siani ancora tra il mondo dei vivi. torno a ripetere: la regia aveva un chè di televisivo, ma tuttosommato non stonava mica troppo dal contesto, insomma è pur sempre lo stile della famiglia risi. personalmente mi ha toccato molto di più un film del genere che gomorra, il quale ogni giorno che passa lo trovo sempre più una trovata commerciale e poco altro. la naturalezza che invece trasale da questa pellicola è unica, in un’ora e mezza riesci ad affezzionarti a questo personaggio quasi fosse un fratello. peccato per la ridotta distribuzione, ma ne vale sicuramente la pena. poi, vedere un film del genere in una città come milano, risulta ancora più strano che a circa 700km da essa siano successe e continuino a verificarsi situazioni del genere, alla far west. curioso anche il titolo del film, che proviene da una frase scritta dallo stesso siani in un articolo per il mattino di napoli; egli definisce torre annunziata, luogo tutt’ora colpito massicciamente dalla camorra, un fort apache, ovvero un luogo senza via di scampo.

una cosa su cui mi sto ancora interrogando da quando ho visto il film è il finale. ve lo svelo, ma tanto sapete già come è andata a finire. l’ultima scena del film è quello dove due killer sparano cinque colpi al giornalista, dopodichè c’è un controcampo sul suo corpo riverso e insanguinato e di sfondo i due assassini che se ne vanno. quello che mi chiedo è: era proprio necessario fare quest’ultima inquadratura? non poteva funzionare meglio tagliando sulla faccia di siani nei suoi ultimi istanti di vita? però poi mi son detto: così sarebbe come non guardare in faccia alla realtà, è giusto invece vedere cos’hanno combinato realmente i camorristi, senza mezzi termini e seppure l’immagine possa risultare un po’ forte, è giusto che sia così. e se però avesse tagliato dalla panoramica dall’alto quando lui è ancora in macchina e sta viaggiando? insomma alla fine della stessa scena iniziale. credo che facendolo finire in questo modo, abbiano voluto tatuarcelo nel cervello, in modo da non poter dimenticare.

a presto, Jurg


causalità…

22/03/2009

-…ed è incedibile, abita anche qui vicino.

-incredibile che qualcuno abiti qua vicino?

-no, incredibile non averla mai incontrata prima.

-io in tutta la mia vita non ho incontrato nessuno…

(le parole non sono proprio queste, ma a grandi linee…)

[Santa Maradona di Marco Ponti]

Jurg


avanti tutta

20/03/2009

- Com’è possibile tornare a, attenzione al termine, normalità?

[A/R Andata+Ritorno di Marco Ponti]

Jurg

piesse: scusate, ma questa è una delle mie citazioni preferite, presa da un altrettanto film. un giorno ve ne parlerò.