l’uomo che fissa le capre

14/11/2009

è un interessante esperimento cinematografico (o meglio, è pur sempre tratto da un romanzo) che non ho capito fino in fondo.

Jurg

piesse: però george è sempre molto cool!


capitalism: a love story

01/11/2009

credo sia il film più impegnato, difficile e meno pop che michael moore abbia fatto. la sua solita sagace ironia comunque non manca.

come suggerisce il titolo il film ironizza e fa del sarcasmo su come possa essere visto in maniera giusta il capitalismo negli stati uniti, ma in realtà non lo sia. ora, non mi metterò qui a riassumere la trama di un documentario anche perchè credo che di senso ne avrebbe ben poco. l’unica cosa che mi sento di dire è che è un film che fa riflettere sulla tanto idolatrata società americana, su come in realtà pure là il potere sia in mano al solo 1% della popolazione e il restante 95 sta praticamente con le pezza al culo. indirettamente secondo me vuole creare un tramite con la politica del socialismo, di come a confronto di quella capitalista non presenti falle e di come in quel modo il potere non si vada ad oligarcizzare nelle mani di pochi. nella parte finale del film si illustra come l’america ora, però, stia cambiando, soprattutto dopo l’avvento di obama. di come anche là cominciano a nascere le prime realtà cooperative e le prime comunità di cittadini e di come, più in generale, il ceto medio-basso si sia rotto il cazzo degli strapoteri dell’elitè. una delle cose che mi ha colpito è stato il fatto di come una serie di manifestazioni e rivolte dei lavoratori, in famose fabbriche o società degli stati uniti, da noi non siano mai giunte tramite i media. quantomeno io non ne ero a conoscenza.

diciamo quindi che il buon vecchio e caro michael moore, questa volta, non punti più il dito solo verso l’amministrazione bush, ma contro trent’anni di devastante politica e contro le diverse lobby che di fatto hanno in mano interessi non solo americani, ma piuttosto mondiali.

questo film invece, andatelo a vedere.

Jurg

piesse: notevole l’internazionale in versione jazz (alla richard cheese) che chiude il film. scelta azzeccata.


oggi sposi

01/11/2009

mi sembra un fatto oramai consolidato che sia partito un nuovo filone all’interno della commedia italiana, che io chiamo amichevolmente: la commedia alla universal. eh sì, perchè tutte queste nuove pellicole sono distribuite da universal in italia. fatto piuttosto strano che un prodotto autoctono venga distribuito da una casa straniera, vorrà dire che c’hanno fiutato il business. con “commedie alla universal” mi referisco a tutti quei nuovi film che vengono distribuiti nelle sale con: stessi attori, stessi registi e stesso stile cinematografico. ovviamente le tre cose si alternano, non che tutti questi film siano fatti con lo stampino. per rendere meglio l’idea vorrei citarvi qualche titolo, così vi rendete conto. mi riferisco a: lezioni di cioccolato, il giorno più bello, diverso da chi?, oggi sposi. non me ne vengono in mente altri, ma ci saranno sicuramente. tant’è che io molte volte, quando ripenso ad alcune scene di questi film, le mischio; non ricordo più quali sono successo in uno e quali nell’altro. ma andiamo brevemente alla trama e alla dinamica del film in questione:

l’idea è in linea di massima quella di un film corale, un po’ come ex, con sceneggiatura sempre di fausto brizzi, guarda a caso. ci sono quattro coppie che lo stesso giorno e nella stessa città si devono sposare. ovviamente ognuna appartiene a uno strato sociale diverso e ogni matrimonio ha le sue peculiarità: c’è il bel poliziotto che si deve sposare con la figlia del console indiano e deve organizzare il rito indù; c’è la coppia più povera che deve riuscire a scroccare matrimonio e festa all’altra coppia del film, quella celebre e ricca, che dovrà esibirsi in quello che è considerato dai media il matrimonio dell’anno. infine c’è la coppia del vecchio padre che si deve risposare con una giovane ragazza, il figlio sfigato e bacchettone inizialmente si oppene credendo che la ragazza lo faccia solo per avere la ricchezza del padre, che poi è renato pozzetto, ma alla fine il figlio magistrato se ne innamorerà perdutamente e fuggiranno assieme. ecco, fate conto che questa non è mica la trama detta in soldoni, è proprio la trama! non ci sarebbe molto di più da aggiungere, se non che le migliori battute a cui il film si eleva sono frasi del tipo: “Vuoi fare ‘u matrimonio indù? e che è? da solo lo velevi fare?” (questo era un michele placido pugliese che chiedeva informazioni sul matrimonio del figlio).

pure il cast a me ha fatto un po’ storcere il naso: il solito luca argentero, che ormai è da considerare il frontman delle “commedie alla universal”, placido piuttosto mediocre, filippo nigro direi pessimo, cade in un modo straordinario nel clichè dell’uomo sfigone, crescentini piuttosto impacciata nella sua solita parte e pure la coppia montanari-pession non mi ha fatto impazzire. bravi invece il mitico franesco pannofino, isabella ragonese, dario bandiera e hassan shapi, anche se quest’ultimo faceva la parte allo stesso modo che in lezioni di cioccolato.

in tutti i casi vi sconsiglio di andarlo a vedere in una sala cinematografica.

Jurg


sprazzi di sceneggiatura

28/10/2009

in una lezione di oggi, non ricordo di che cazzo fosse, la mia geniale mente creativa, ha partorito un incipit di sceneggiatura per un prossimo film. in parte, ma proprio grossomodo, è ispirato a un’esperienza personale.

giorgio e chiara (i primi due nomi alla cazzo che mi sono venuti alla mente) frequentano la stessa scuola, lui è all’ultimo anno, lei ha due anni in meno. c’è una sorta di amore platonico tra i due, non stanno assieme, ma sono fortemente amici. lui vorrebbe forse intraprendere un rapporto di coppia più serio, ma è cambattuto, forse il gioco non ne vale la candela. lei non si sa, forse ha già una mezza storia con un altro, forse no (ve lo dirò tra un po’ di anni). salto cronologico in avanti. diciamo una decina d’anni dopo.

i due ragazzi avevano perso i contatti ferrei, si sentivano solo sporadicamente. giorgio è diventato negli anni un affermato e bravo regista di film porno. è impegnato in continue produzioni. finchè un giorno, gli viene presentata questa nuova attrice hard che comincia proprio in quel momento a sfondare (potete vederla con le chiavi di lettura che preferite). quando la vede lui sa di conoscerla e lei pure. basta poco ed ecco che i due si ribeccano, anni dopo, con due lavori che non avrebbero mai immaginato di fare.

il finale non ce l’ho ancora, devo capire dove andare a parare; o esplodono tutti per il malfunzionamento di un frigorifero sul set (finale alla tarantino) oppure una cosa più o meno romantica, ma mica all’americana comunque.

che dite? posso farci almeno la metà dei soldi che si è fatto moccia?

Jurg


religiolus – vedere per credere

04/10/2009

e vabbè… oggi è la giornata delle recensioni.

stavolta si parla di religiolus, il film che ha alzato tanta polemica negli stati uniti e non da noi. semplicemente perchè non lo hanno fatto uscire nelle sale. è un documentario che mette in luce quanto la religione possa muovere e quanto possa centrare al giorno d’oggi nella vita di tutti noi. e di come riesca a regolare persino i maxi sistemi e le maxi potenze del pianeta.

la causa è portata avanti dal celebre comico bill maher, uno dei migliori stan up comedian della storia e diretta dal regista di borat. ti fa fare un viaggio attraverso le credenze e le sette più disparate, oltre che tutte le religioni in generale. vedi gli ebrei che si sono inventati dei marchingeni più disparati per poter aggirare tutti i divieti che ammorbano i loro sabati, come quello di non poter prendere l’ascensore! vedi il fumatone olandese, che si è fondato la sua piccola religione basata sempre su cristo, ma che predica sostanzialmente la marjuana libera per tutti. poi però passi anche a cosa più serie: vedi il bigottismo dei popoli, di come gli americani suddisti credano più in libro scritto duemila anni fa che alla scienza moderna; vedi il parco a tema religioso, l’holy land experience, in florida, dove ricreano tutte le varie scena della vita di gesù cristo fino alla crocifissione; vedi di come alcuni senatori americani rinneghino la teoria dell’evoluzione per invece dar credito a quella di adamo ed eva. bill maher in tutto questo è sfrontato, come è giusto che sia, come è normale per un americano: fa domande dirette, senza pararsi il culo in alcun modo, anzi cerca in tutti i modi di poter confutare le teorie che alcuni estremisti vogliono far credere, riuscendoci pienamente. si viaggia mezzo mondo, dalla palestina all’america; dall’olanda al vaticano e proprio qui, nel cuore dell’attuale sede cristiano-cattolica, viene cacciato fuori senza nemmeno avere l’occasione di poter intervistare il papa o un cardinale qualsiasi. insomma, il film ti fa capire di come la maggior parte del mondo, in realtà sia schiava di una o dell’altra religione e di come, nonostante le prove scientifiche confutino l’esistenza dei vari messia, la gente continui a viaggiare in quella direzione.

era prevedibile che il film non uscisse nel nostro paese, ma in home video o su internet si trova eccome.

diffondetelo, mandatelo in loop nelle scuole, prestatelo, fate il passa parola, ritrovatevi a casa di amici e guardatelo e, forse è la volta buona, che a qualcuno gli si aprono gli occhi.

Jurg


whatever works – basta che funzioni

04/10/2009

è tornato allla grande pure lui, il solo e unico woody allen.

è un’amabilissima commedia ambientata nella tanto cara (ad allen) new york. è la storia di questo quasi premio nobel per la fisica, boris yellnikoff e delle persone che ruotano attorno a lui. dapprima raccatta questa ragazza, quasi vagabonda e molto ignorante e se la porta in casa, nonostante le sue primarie fobie o paure degli estranei. implicitamente le passa quella che per lui è cultura e conoscenza e dopo un po’ di tempo, accetta la proposta della ragazza, di sposarlo. da qui in poi entreranno in gioco le altre due figure fondamentali della pellicola: la madre e il padre della ragazza. divorziati, chè il padre è scappato con la migliore amica della madre, suddisti, religiosi e bigotti. entrambi, in brevissimo tempo, diventeranno due persone totalmente diverse; come se a frequentare new york e le compagnie giuste, qualcosa possa scattare e aprirgli gli occhi.

una commedia positivista in tutto e per tutto con un finale altrettanto felice ed apprezzabile. gli scambi di battute molte volte sono fulminanti come solo woody allen riesce a concepire (vi ricordate i suoi monologhi sull’esistenza di dio?). il cast è composto da attori semi-sconosciuti al grande pubblico, ma non per questo sono meno validi delle star.

mi è piaciuto moltissimo l’irrompere del protagonista sul pubblico, ovvero il così detto sfondamento della quarta parete, in teatro molto usato da bertold brecht. il monologo iniziale e quello finale di boris, sono due autentici pezzi di commedia alla allen, dove si naviga per universi paralleli e perpendicolari facendo quasi fatica a capire il senso generale del discorso. ma è il loro bello!

ultimo consiglio: se vi capite, andate a vedere il film in lingua originale (sottotitolato ovviamente), ne vale sicuramente la pena.

Jurg


bastardi senza gloria – inglorious bastards

04/10/2009

posto che io non potrei mai recensire un film del Maestro (tarantino) in maniera obbiettiva, proverò lo stesso a cimentarmi in questa dura impresa.

ho voluto vederlo subito, avevo già aspettato troppo, ma allo stesso tempo non volli scaricarlo in lingua originale, per potermelo godere con tutto il fascino di una sala cinematografica attorno, come è giusto che sia per un film di tarantino.

sono entrato nel cinema di corsa, senza sapere nemmeno la trama. non la ho voluta sapere! volevo gustarmelo dal primo all’ultimo minuto e così è stato. ho avuto quasi una paresi alla bocca a furia di tenerla aperta per ben due ore e mezza, ma dopotutto era la migliore espressione di ammirazione che potessi scaturire in quel momento. bellissimo, avvincente e passionale in tutte le sue parti. tarantino è tornato alla grande, anche se per me non se n’è mai andato. mi piacque assai anche grindhouse, che molti negli states, invece, urlarono al fiasco. ecco, qui abbiamo il tarantino più classico assieme a quello che si è evoluto, che si è raffinato. già l’idea di riscrivere la storia del nazismo la trovo geniale, un’idea non frustrata da come invece sono andati realmente i fatti storici, un’idea che si sposa a meraviglia con la settima arte.

un battaglione di “gloriosi” bastardi senza troppi ritegni morali (cosa che invece solitamente sta cara agli americani), mette in atto un attentato a hitler e a tutte le alte sfere del terzo reich. un attentato mai verificatosi nel corso della storia, ma non per questo non è efficace cinematograficamente. qui tarantino lascia che il cinema sia cinema in un cinema, ovvero la storia fa il suo decorso che più starebbe a cuore allo spettatore in un cinema, il luogo dell’attentato. a differnza di altri film con una parvenza di realtà storica, ad esempio operazione valchiria, il film si conclude come ogni bambino sognerebbe, che il piano vada a buon fine. e così tarantino riesce a coadiuvare alla perfezione sia il corso della nostra fantasia, che una sfrenata passione per il cinema, riversata fino all’ultimo goccio anche in questa pellicola.

brad pitt fa morire nella parte del comandante del battaglione, dopo burn after reading, si riconferma un attore, forse non più tanto bello e nel fiore dell’età, ma sicuramente con un talento. strepitoso cristoph waltz, nel ruolo del colonnello delle esse-esse più stronzo, affabile e quasi simpatico che mai. ma anche eli roth, “orso ebreo”, riesce a tenere ottimamente spalla a brad pitt.

ritorno di fiamma per tarantino, che se non te lo dicessero, non ti accorgeresti nemmeno di essere stato seduto su quella poltrona di quel cinema per due ore e mezza. andate a vederlo e a rivederlo se necessario, ma sicuramente non perdetevelo.

Jurg


videocracy – basta apparire

21/09/2009

partiamo dal presupposto che è un film, un documentario, fatto apposta per gli stranieri. per far capire loro come funziona la realtà televisiva italiana. i contenuti per una persona informata nella media sono noti, ma sono comunque messi giù in maniera chiara, pragmatica ed efficace. però credo sia utile vederlo perchè, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, gli si ricorda che il nostro, difatti, è il paese di pulcinella. un paese dove potere d’apparire (televisivo) e potere politico sono la stessa medesima cosa. un paese che di fatto è cambiato trent’anni fa con l’entrata in campo delle televisioni di silvio berlusconi e della sua piccola (allora) realtà imprenditoriale. recita correttamente il trailer del film: trent’anni fa c’è stata una rivoluzione in italia, un innesco di cui ora stiamo pagando le conseguenze.

personalmente ho apprezato molto il lato “umano” del film. la storia di questo ragazzo bresciano che fa di tutto per inseguire il suo sogno, quello di lavorare in televisione. ti dà un taglio pazzesco, netto, decisivo, di cosa sia in grado di fare la televisione, della sua potenza. è un film che fa a tratti ridere, o sorridere, perchè sennò ci sarebbe da piangere. bestiale sentire le dichiarazioni di corona, di come fino a quel momento non si fosse mai chiesto del perchè la gente lo seguisse. solo dopo la domanda del regista, lui risponde: “eh vedi, non lo so. mi ci fai pensare tu adesso per la prima volta.”. il film inoltre delinea in maniera piuttosto netta questo nuovo personaggio del robin hood del duemila: prende agli altri per dare a sè stesso. corona fa questo da anni e riscuote un successo enorme. bisognerebbe incominciare a porsi dei pali interrogativi.

insomma, il fotofinish del film è di come la realtà italiana tutta ruoti straordinariamente attorno a quella televisiva. di come dei coglioni come briatore, lele mora, corona e perchè no, il nostro stesso presidente del consiglio, in altri paesi non verrebbero presi seriamente manco per sbaglio.

ho apprezzato anche la “poetica” da parte del regista di non chiamare mai berlusconi con il suo nome, ma piuttosto con l’epiteto di Presidente. modi quello di fantozzi.

sicuramente per questo film, la censura dei trailer da parte di rai e mediaset è stata solo una manna dal cielo. ha fatto scalpore e quindi attratto molta più gente del previsto. questo a riconfermare che coloro che pilotano i principali network italiani, siano gente che non sta lì per dei meriti intellettuali. che poi sia la stessa gente che comanda gli stessi network è un dato di fatto.

a presto, Jurg


come in un film

13/09/2009

ieri sera poteva essere un film. vabbè, un po’ sono io che qualsiasi cosa che accada me la immagino sotto forma di pellicola, ma questa è solo deformazione professionale. dicevo, ieri sera sono andato alla festa di compleanno di un amico che sta qui a melbourne e come da programma la casa straripava di gente. il più italiani. peccato. il tutto mi ricordava molto quei film americani alla wes anderson (tipo i tenenbaum), dove c’è una voce fuori campo, solitamente di uno dei protagonisti, che descrive tutti gli altri personaggi. ecco, ieri sera io ero quella voce. c’era veramente una fauna piuttosto ampia di vari characters molto prestabili al mondo della cinematografia. ed ecco come me lo sono immaginato:

iniziamo da lui: il brianzolo (fermo immagine) – pilota, come molti degli italiani presenti a quella festa, chè pure il festeggiato lo è, quindi li possiamo definire suoi compagni di scuola, o di volo se preferite. dal momento che amo generalizzare e pure i pregiudizi non mi dispiacciono, questo qua era il classico brianzolo leghista, che definiva brigatisti o comunisti chiunque non la pensasse come lui. era orgoglioso del fatto che io fossi un milanese puro, che detto da un brianzolo otrebbe quasi risultare come un isulto. ha ventuno anni e ci provava con la mia amica diciottenne. mi ha pure chiesto in un orecchio se lei fosse una porca. alle due di notte era già bello che sbronzo che una mania ad abbracciartisi addosso che alla lunga poteva risultare un filo irritante.

lo sfigato (anche qui fermo immagine e qualche effettino alla hollywood tanto da rendere più godibile la pellicola) – poraccio, mi faceva assai tanta pena, ma alla lunga poteva anche rompere i marroni. è una di quelle classiche persone che arrivate a quarant’anni si guardano indietro e credono che la loro vita sia stata tutta un distatro, un errore dall’inizio alla fine. pilota pure lui, ma arrivato alla soglia dei quarant’anni e con un brevetto commerciale praticamente inutilizzato, si sentiva fortemente sfigato; pertanto ha reputato opportuno passare mezz’ora (se non più) del suo tempo a parlarmi delle sue sfighe. l’ho trovato un soggetto sociologico piuttosto interessante. c’è anche da dire che tra tutti quei coglioni della scuola di volo, lui era di gran lunga il più normale.

il mario balotelli dei cieli (solito fermo immagine) – un nero che parla torinese stretto non capita di incontrarlo tutti i giorni. pure lui pilota d’aerei che è venuto qui in australia per pupparsi il brevetto a un costo inferiore e in maniera più rapida. testolina di cazzo pure lui, però di quelle amabili in fondo. pure lui ci provava in maniera spudorata che la mia compagna di viaggio, ma se ha gusti di merda sono solo affari suoi; salvo che a un certo punto, quando stavo attraversando la fase di abbiocco più dura, mentro ero lì spalmato su quella comodissima poltrona a godermi la brezza invernale australiana, sto gran coglione mezzo ubriaco, ha cercato di limonare con me per risvegliarmi. è stato prontamente dissuaso.

il resto dei piccioni spennati (still frame) – un branco di coglioni burini già ubriachi dopo due ore. gente da dimenticare.

e ora i veri personaggi forti della serata, quelli che poi sono stati anche i miei compagni di viaggio dei giorni precedenti, gente difficile da dimenticare, gente che non puoi fare a meno di apprezzare e allo stesso tempo dispiacerti che ci sia così tanto spazio che divide la tua casa dalla loro.

ish – è un grande, è un figo, ma non nella concezione dell’italiano medio. di origine bengalese, è da sempre cresciuto a west end, il quartiere hippie di brisbane. ama passeggiare per la città a piedi nudi e quando lo fa mi fa troppo morire. è una persona che stimo dal profondo del cuore, sempre positivo, aperto e solare. insomma, se dovessi mai cercare una cazzo di serenità interiore mi rivolgerei sicuramente a lui. alterna momenti di grande concitazione, saltando e ballando come un dannato, a momenti di relax e riposo totali. nostra attività preferita: piallarci sul divano e parlare dei nostri viaggi.

cameron – è quello che ho conosciuto per ultimo, ma non per questo vale meno. anche lui originario di west end, che come dice lui è il miglior posto in cui si possa vivere, ma per ragioni lavorative sta a sydney. in apparenza si potrebbe scambiare per un marine del cazzo americano, in realtà è totalmente l’opposto. sempre col sorriso sulle labbra, ama parlare molto con persone di nazionalità diverse. dev’essere tipo un accanito sostenitore del wwf o qualcosa del genere, dal momento che quando vede qualsiasi animale, li ci si butta sopra come se fosse un figlio. credo sia la persona australiana con cui ho parlato più a lungo nel minor tempo possibile.

giorgio, il vero mario balotelli – che risate che mi sono fatto con lui. è nato in svizzera, ma i suoi sono di origine calabrese, lo si nota dal colore della pelle ed è per questo che lo chiamiamo mario balotelli. è quello non troppo esuberante, pacato, ma con la battuta sempre pronta. un poliedrico lo definirei. è quello che socialiazzato prima con noi più gggiovani. è stato un anno qua in australia e anche lui torna in patria tra un paio di giorni. ah, ottimo dee-jay.

phil – pure lui svizzero, anzi il più classico degli svizzeri. quello un po’ schiscio, con la erre moscia, amante della cannabis e pure lui un grande dj (per quanto ne possa capire io di disc jocking).

e ora salvo, il festeggiato – siciliano, ma vive in australia da diversi anni. fa troppo ridere il suo accento siculo. lui, ma non solo, è la vera anima di tutto. ieri ha compiuto trent’anni e come dice lui, una volta arrivati ai trenta bisogna mettere la testa a posto. lo diceva mentre si stava a fumare un bel cannone. abilissimo venditore e ottimo public relator, sa essere estremamente serio (io non lo quasi mai visto, ma mi hanno detto che quando lavora è una persona impeccabile) e un attimo dopo il migliore dei cazzoni. appossionato anche lui del volo, tant’è che si sta abilitando per il commerciale in modo che poi possa diventare il suo lavoro primario. se ne esce con certe frasi tutte sue in dialetto che fanno schiantare la gente dal ridere. insomma, quando sei con lui è difficile non divertirti.

la parte migliore è stata sicuramente la fine della festa, quando siamo rimasti in pochi, i più stretti. era l’albeggiare, verso le sei e mezza. eravamo tutti li fuori in giardino, salvo con la chitarra in mano, gli altri a passarsi canne e dirsi cazzate una in fila all’altra, ma tutto con una grande armonia, un romanticismo quasi introvabile. come era accuduto la sera prima, quella che io reputo la vera festa, con gli amici più stretti in locale di fitzroy. e quel giardino di questa mattina mi ha dato un grande senso di compiutezza. e un ottimo finae per il mio film.

sfondo nero

titoli di coda

Jurg


leggendo un film

27/08/2009

Non leggo molti libri in un anno. Si potrebbero contare sulle dita di due mani al massimo. In compenso vedo (e rivedo) una valanga di film e serie tv. Molti mi accusano che non è la stessa cosa e mente lo dicono è implicito il fatto che una pellicola o un prodotto televisivo siano comunque cento volte inferiori a un libro. Bella cazzata. Non so la gente in media che film veda, ma quelli che vedo, li vedo perché mi dicono qualcosa, o almeno lo penso. È ovvio che uno sia un supporto su carta stampata, mentre l’altro sia in video. Ma allora scusate, il secondo non dovrebbe essere più eccelso? Ha pure una resa visiva, no? Tralasciando i casi di vera e propria rovina dell’immaginazione del pargolo che ha perpetrato disney per degli anni, un film della levatura di metropolis, roma città aperta, ma anche ai più moderni come il braccio violento della legge, i soliti sospetti e ne potrei citare altri cento; beh, credo che questi valgano tutta la lettura di un classico della letteratura se non di più. Senza togliere il fatto che quando ti leggi un “capolavoro” come i buddenbrock, ti cade la testa sul libro nel giro di cinque minuti, se ti vedi m – il mostro di Dusseldorf, sfido io ad addormentarti…

Jurg