lasciar scorrere

16/10/2009

oggi ero a pranzo con una tipa, in un posto fico, in centro. uno di quei posti che strizzano l’occhio all’american style, ma allo stesso tempo vogliono conservare uno spirito mittel europeo e farti mangiare cose genuine. ecco, a un certo punto lei mi fa: ti voglio far leggere una cosa.

risposta affermativa da parte mia, poi ci ripensa e, sapete come fanno le donne, tentenna. ti dice che è una cosa potrei ritenere stupida, di evitare di ridere eccetera eccetera. sotto scorreva una musica alla joni mitchell, che in tutte le altre occasioni mi avrebbe fatto cagare e avrei pregato di spegnere, ma lì ci stava a pennello.

non so quali sinapsi del mio cervello abbiano lavorato male, ma per qualche secondo ho creduto che questa volesse fare il grande salto, provare con delle avance al sottoscritto. dopotutto poteva anche starci. ecco, no! mi ha fatto leggere una bella lettera dove scarricava il suo insegante di violoncello. cioè non che ci stesse insieme, gli diceva semplicemente che smetteva di far lezione e che le dispiaceva molto.

il fatto di cui mi sono meravigliato è: me stesso. fino a un po’ di tempo fa molto probabilmente me la sarei presa ammale se prima mi fossi illuso e poi invece avessi preso un’egregia cantonata. e invece niente, tutto ok. overkill.

le ho offerto il pranzo, siamo usciti, la ho accompagnata per un pezzo e poi ognuno per la sua strada.

Jurg


pensierini dopo la seconda settimana di scuola

26/09/2009

i coglioni si stanno sempre di più alla facente funzione di mongolfiere.

Jurg


sparatemi se mi sposo

29/08/2009

Sono solo quattro giorni che sono tornato a casa dai miei e già ce n’ho le palle piene, ma non piene e basta, proprio straripanti. Machecazzo, uno si sveglia con la luna storta un giorno, l’altro il giorno successivo. Ed è un continuo beccarsi. Evadere da questa triste vita di coppia è l’unica soluzione. Poi possono continuare a scannarsi quando non ci sono io, ma la loro merda proprio non mi va di prendermela. Ecchecazzo!

Jurg


troieggiare

16/08/2009

verbo di uso prevalentemente femminile. occhei, è per generalizzare, ma certe lo sanno fare meglio, altre meno. e ricordo ancora bene le parole di quell’amico che mi disse: “quella è riservata? riservata=zoccola a casa mia. non si sa in giro ma l’ha già data a tutti”. mai tal parole furono più azzeccate!

Jurg


la mi mamma, il tu babbo…

08/08/2009

Qualche sera fa ero a cena con degli amici toscani, uno di loro, che vive a milano, c’ha due figliolette piccole, e pretende che lo chiamino “babbo” e impone anche al resto della famiglia che quando si parli di lui venga chiamato così. Chiamarlo “papà” sarebbe una bestemmia. Da questo ho maturato come una mia teoria: che i toscani in qualche modo se la tirino. Magari sto per sfociare nel qualunquismo più sfrenato, ma occorre generalizzare: con il fatto che la loro pronuncia sta simpatica a quasi tutta italia, a differenza di quella del nord e/o del sud, mi sembra che se ne approfittino un po’, meglio dire, che ostentino il fatto di essere toscani, ci tengano a farlo sentire. Sì, perché loro c’hanno avuto dante, petrarca, dunque è giusto che si sentano parte ben distinta di una regione d’italia. Stessa persona questa, che poi mi dice che si sente che c’ho l’accento milanese. Stessa e unica.

Jurg


il papi

08/08/2009

Da diciotto anni a questa parte sono pochissime le volte che mio padre ha elogiato il mio operato. Ma mica vado a rubare motorini o mettere incinta giovani fanciulle e manco vado male a scuola, la più classica delle scuse perché i genitori si lamentino dei figli. Cioè, lui è capace di lamentarsi, con altri, di me semplicemente (fatto vero) perché ho terminato l’anno scolastico con una media di sette virgola quarantadue. E sia in matematica che fisica c’avevo sei. Molti, alcuni, mi dicono che mi lamento spesso dei miei genitori e a questi altrettanto spesso rispondo: innanzitutto di farsi i cazzi propri chè io non vado mica in casa loro a insegnargli come si carica la lavastoviglie o come si fa la raccolta differenziata, secondo se mi lamento avrò pure le mie buone ragioni, terzo lo faccio il più delle volte in maniera benevola e giusto per il gusto di crear polemica. E altrettanti, di tutta risposta dicono: eh, se avessi avuto dei genitori come i miei. Peccato, non ho avuto il piacere, ma se volete prendo un badile e vado a fare la loro conoscenza. Ora sto divagando. Quello che volevo dire è che tutto è un concatenarsi di tutto, ma non la solita roba del tipo se io scoreggio a Canicattì, a oslo una vecchia gli viene un infarto; intendo roba molto più stretta, più spiccia. Semplicemente, se continui a sentire un padre che ha sempre qualcosa da correggerti perché magari hai staccato la frizione solo un nanosecondo dopo quello che secondo lui è il tempo massimo di stacco della frizione, di conseguenza tu agirai allo stesso modo, umiliandolo coi computers (campo in cui lavora) e risolvendogli un problema in due minuti e trentacinque secondi, quando lui c’era stato su appena prima per tre ore e mezza. Queste, amici miei, sono soddisfazioni impagabili.

Jurg


psicoparty

08/08/2009

Avete presente una di quelle cose che dite: almeno una volta nella vita la devo fare. Qualcuno sogna di buttarsi giù con un paracadute da seimila metri, qualcun altro di provare a limonare con un capo di stato davanti a tutti durante una manifestazione (credetemi, c’è gente che lo farebbe), altri ancora di fare sesso subacqueo in una gabbia con tre squali tigri incazzati neri che gli girano attorno. Io nulla di tutto questo. Una di quelle cose che voglio assolutamente provare è: andare dallo psicologo. Credo di essere un buono psicologo di me stesso, ma nonostante ciò non c’ho voglia di iscrivermi a psicologia e farmi due maroni per cinque anni. Mi è sempre interessato capire cosa si prova andare a parlare dei cazzi propri con un perfetto sconosciuto, che poi così, occhio e croce, a lui, lo psicologo, non gliene potrebbe fregare una beneamata sega delle tue beghe, ma nonostante tutto sta lì, ha la pazienza di ascoltarti per un’ora magari semplicemente annuendo con la testa alle enormi stronzate che stai dicendo; poi alla fine si pronuncia con una frase fatalista che manco lui sa che cazzo vuol dire, ma la retorica in questi casi gli fa un favore, si prende i suoi bei dindi e arrivederci alla settimana prossima. Ecco, questa è la mia idea di psicologo, psichiatra, psicanalista e sa il cazzo che altro. Teoria riduttiva da burino-bestia della profonda provincia di latina? Può darsi, ma almeno una volta devo provare a confermare o confutare le mie teorie.

Jurg

Piesse: ah, una delle altre cose che vorrei assolutamente provare è legarmi ben saldo all’ala di un aereo e farmi il milano-londra in esterna.


venerdì 17

17/07/2009

dovevo aspettarmelo dopotutto che potesse aleggiare una certa sfiga nell’aria, ma fin’ora non ero così superstizioso. dunque: il bancomat non mi funziona più, sa iddio (o la banca) cosa c’ha; mi dovevano dare 700€ e non se n’è vista neppure l’ombra; la scuola guida era chiusa (ciao foglio rosa); e la cena con gli amici è saltata, andando a parare su una cena in famiglia a base di spaghetti olio e aglio. io direi che per oggi ho finito…

Jurg


era meglio nascere tutti froci

07/07/2009

ovviamente quest’affermazione non è mia, ma di un comandante di una nota compagnia aerea. seppure un po’ volgare e generalizzante, un fondo di verità per me ce l’ha. non è un caso che tra uomini ci si capisca subito al volo…

per il momento comunque preferisco permanere su questa sponda.

Jurg


cose che ci rimani di stucco

11/06/2009

stasera ero a scuola con dei compagni di classi per rifinire uno spettacolo che stavamo preparando. alla fine ci siamo recati sul terrazzo, alcuni di loro si sono accesi una sigaretta. il sole stava tramontando. era un bel tramonto, uno dei più belli degli ultimi mesi che abbia visto a milano (premetto che non ne vedo tanti). a un certo punto ho fatto una classica battuta a un mio compagno: “vedi figliolo, un giorno tutto questo sarà tuo!”. e lui mi ha risposto: “eh… se fossi tu mio padre… almeno due o tre schiaffoni mi arriverebbero ogni tanto, ti interesseresti di come va la scuola. mio padre se ne interessa due, massimo tre volte l’anno…”. così subito ci sono rimasto, non collegavo se doverlo prendere come un complimento o come un’offesa. poi l’ho presa e basta. però ti fa riflettere come un tuo coevo la pensi di te e soprttutto di tuo padre. forse una coscienza critica allora è ancora viva…

Jurg