il fatto che nella top ten dei video più visualizzati su youtube vi siano quelli della lite tra mauro e veronica al grande fratello e il video di alioscia che si fidanza con la piccola megan a chi ha incastrato peter pan? mi fa riflettere su quanto la nostra piccola e simpatica nazione possa essere coinvolta negli argomenti a cui dice veramente di tenere. ora, non è per fare del moralismo spicciolo, ma queste due trasmissioni, per quanto interessanti le si possa trovare, non rappresentano sicuramente una parte di alta televisione.
quindi, delle due l’una: o siamo veramente affezionati a un certo modello di televisione, nonostante facciamo finta di discostarci in più occasioni, oppure quello che ci interessa veramente non sta attorno a noi, ma in un teleschermo.
Jurg
piesse: ma vi siete resi conto che i primi sei video sono tutti uguali? perchè bisogna caricare la merda in triplice copia?
mi riprometto sempre di fare una top ten delle cose che odio di più, ma poi una volta che son lì desisto. è troppo difficile per me dargli un ordine così razionale; mi stanno sul culo e basta. diciamo solo che potrei dividerle in due grandi categorie: cose materiali e umani. quest’oggi andremo a trattare un fenomeno della seconda categoria: il bigottismo.
non voglio però partire dal presupposto che dato che siamo vicini alla santa sede di sto cazzo in vaticano, allora ne siamo più influenzati. guardate gli americani suddisti, sono a migliaia di miglia di distanza, eppure sono devoti al cattolicesimo come pochi. il fatto peculiare che contraddistingue i bigotti in italia è un altro: oltre a essere closed minded come quelli americani o chicchesiano, sono anche antipatici e stronzi. io in particolare ho un amico che è così, un giovinastro come me e proprio per questo mi dispiace che già a quest’età sia così rovinato. voglio dire, se ci parli per un po’ non è mica un male, ma una volta che hai finito i soliti discorsi di circostanza, beh allora sono cavoli acidi. dunque fate conto che oltre a essere un mezzo prete, odia i gay e ama la figa; non sopporta chi bestemmia, ma si esprime come un casellante della salerno-reggio calabria; non scemo, sia ben chiaro, ma questa chiusura di mente gli limita vari aspetti. insomma, una persona per cui cominceresti a ricredere in dio se ci dovessi passare più di sue giorni assieme. pensate, una volta gli devo aver fatto vedere un film con qualche scena un po’ spinta, ma mica un porno e lui ha riportato tutto alla madre sotto uno stato di shock. lui, non la madre. e aveva sedici anni quando successe. ecco, se vincoli più grossi non me lo vietassero, proporrei a steve irwin di farci una puntata.
ci sono capitato per sbaglio, lo giuro. è che il link di yahoo (già preincluso nella navbar di firefox), è vicino al link del sito di repubblica. poi aggiungete il fatto che sono pure un po’ miope e il cursore ha pigiato sul tastino sbagliato.
non avrei mai pensato di farmi in così breve tempo una kultura gossippara sugli orsi polari…
so che in germania molti sentono sulle loro spalle il lascito del nazismo. non mi riferisco a quei nuovi cazzoni dei naziskin, ma alla gente comune. so anche che si gli chiedi qualcosa sul passato della loro nazione, fanno fatica a risponderti volentieri, è un qualcosa che gli è rimasto sul gozzo.
quando ero alle elementari e medie ero convinto che noi (in quanto italia o nazione non ben identificata) avessimo vinto la seconda guerra mondiale. ne ero convinto perchè mio nonno aveva fatto il partigiano. e lui aveva vinto. noi avevamo vinto.
dal nascere di un errore, mi sono guardato meglio intorno e mi sono reso di quanti non si rendano conto che l’italia abbia perso. di quanti facciano finta di niente e tentino di negare in maniera raffazzonata l’esistenza di regime vero e proprio comandato da un buffone. e da quanti figli, passati sessant’anni siano coglioni quanto i padri e gli parta il vizietto di tirare verso quella parte del burrone. insomma, si può dire di tutto sull’italia, anche che sia un paese senza una coscienza; un paese dove sbagliando non si impara.
partiamo dal presupposto che è un film, un documentario, fatto apposta per gli stranieri. per far capire loro come funziona la realtà televisiva italiana. i contenuti per una persona informata nella media sono noti, ma sono comunque messi giù in maniera chiara, pragmatica ed efficace. però credo sia utile vederlo perchè, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, gli si ricorda che il nostro, difatti, è il paese di pulcinella. un paese dove potere d’apparire (televisivo) e potere politico sono la stessa medesima cosa. un paese che di fatto è cambiato trent’anni fa con l’entrata in campo delle televisioni di silvio berlusconi e della sua piccola (allora) realtà imprenditoriale. recita correttamente il trailer del film: trent’anni fa c’è stata una rivoluzione in italia, un innesco di cui ora stiamo pagando le conseguenze.
personalmente ho apprezato molto il lato “umano” del film. la storia di questo ragazzo bresciano che fa di tutto per inseguire il suo sogno, quello di lavorare in televisione. ti dà un taglio pazzesco, netto, decisivo, di cosa sia in grado di fare la televisione, della sua potenza. è un film che fa a tratti ridere, o sorridere, perchè sennò ci sarebbe da piangere. bestiale sentire le dichiarazioni di corona, di come fino a quel momento non si fosse mai chiesto del perchè la gente lo seguisse. solo dopo la domanda del regista, lui risponde: “eh vedi, non lo so. mi ci fai pensare tu adesso per la prima volta.”. il film inoltre delinea in maniera piuttosto netta questo nuovo personaggio del robin hood del duemila: prende agli altri per dare a sè stesso. corona fa questo da anni e riscuote un successo enorme. bisognerebbe incominciare a porsi dei pali interrogativi.
insomma, il fotofinish del film è di come la realtà italiana tutta ruoti straordinariamente attorno a quella televisiva. di come dei coglioni come briatore, lele mora, corona e perchè no, il nostro stesso presidente del consiglio, in altri paesi non verrebbero presi seriamente manco per sbaglio.
ho apprezzato anche la “poetica” da parte del regista di non chiamare mai berlusconi con il suo nome, ma piuttosto con l’epiteto di Presidente. modi quello di fantozzi.
sicuramente per questo film, la censura dei trailer da parte di rai e mediaset è stata solo una manna dal cielo. ha fatto scalpore e quindi attratto molta più gente del previsto. questo a riconfermare che coloro che pilotano i principali network italiani, siano gente che non sta lì per dei meriti intellettuali. che poi sia la stessa gente che comanda gli stessi network è un dato di fatto.
questa è la diciannovesima pagina del maggiore quotidiano australiano. credo di non avere mai visto su nessun quotidiano italiano un titolo così esplicito, pure repubblica ci pianta sempre dentro degli arzigogoli che non aiutano. in questo articolo viene riassunto tutto sulla vicenda silvio vs. puttanoni. e non tralascia niente. con un amico australiano ho fatto una scommessa: gli pago una pizza se entro il nuovo anno il governo berlusconi cade. non sarò mai stato più felice di pagare qualcosa a qualcuno.
Jurg
piesse: comunque questo dovrebbe farci capire di quanto non bisogni pisciare manco di striscio il festival del cinema di venezia. perchè allora dovrei pretendere che a cannes invitino babbo natale o superpippo.
a parte il fatto del fastidioso sottolineare del corriere che confaloniere fosse tra le gente comune, tra il volgo, nel popolino, ma questo non si era mica sfanculato mike qualche mese fa? è incredibile come un morto possa riallacciare così tanti rapporti, forse ce ne vorrebbero di più.
se ora ci disintegrano la minchia per dei mesi come hanno fatto con jacko, giuro che circolerò in giro con delle taniche cariche di benzina, nel caso incontrassi alcuni capo-redatori.