quando i giovani cominciano a soffrire di vecchiezza

06/11/2009

credo di non far parte di quella stragrande maggioranza di giovani che si comportano da giovani del giorno d’oggi, che dopotutto mi pare che sia riconducibile a un bellebbuono pregiudizio. semplicemente si ha un’etichetta dei giovani d’oggi che non mi appartiene: in discoteca non ci sono mai andato e dovrebbero drogarmi per mandarmici, le canne non me le faccio (non dico che non abbia mai fumato, ma sicuramente non uso il fumo per sentirmi parte integrante di questo mondo), l’alcol mi fa orientativamente schifo, frequento sempre le solite cinque o sei persone strette. ma detto questo non mi sento mica un alienato. difatti il probema non è il mio. osservavo oggi un amico con la sua ragazza (credo di averne già parlato in queste pagine), che fondamentalmente si stavano scambiando effusioni. ora, io il problema lo vedo proprio qui: dacchè stanno assieme, più o meno sette mesi, non fanno altro che fare sempre le stesse cose tutti i giorni, andare ai musei, sentirsi a tutto volume roberto vecchioni o i dire straits (non so con quale dei due sarei più incline al suicidio), andare ogni sabato pomeriggio a vedere delle mostre, ma soprattutto non litigare mai. il massimo del lusso che si concedono è ascoltorsi i cat empire.

per me questa è una cosa incocepibile, sarà che nella mia famiglia se non c’è almeno un’accesa discussione a settimana, non si arriva a fine mese; ma un rapporto basato su queste fondamente non lo riuscirei mai ad accettare. loro non lo accettano, ma questo secondo me è la scorciatoia più veloce per diventare vecchi nel minor tempo possibile. comincerò seriamente a preoccuparmi quando li beccherò a fissare attoniti dei lavori in corso.

ah dimenticavo, nel caso non si fosse capito (e temo di no), la coppia in questione presenta un’età pari ai diciotto anni.

saluti, Jurg


lasciar scorrere

16/10/2009

oggi ero a pranzo con una tipa, in un posto fico, in centro. uno di quei posti che strizzano l’occhio all’american style, ma allo stesso tempo vogliono conservare uno spirito mittel europeo e farti mangiare cose genuine. ecco, a un certo punto lei mi fa: ti voglio far leggere una cosa.

risposta affermativa da parte mia, poi ci ripensa e, sapete come fanno le donne, tentenna. ti dice che è una cosa potrei ritenere stupida, di evitare di ridere eccetera eccetera. sotto scorreva una musica alla joni mitchell, che in tutte le altre occasioni mi avrebbe fatto cagare e avrei pregato di spegnere, ma lì ci stava a pennello.

non so quali sinapsi del mio cervello abbiano lavorato male, ma per qualche secondo ho creduto che questa volesse fare il grande salto, provare con delle avance al sottoscritto. dopotutto poteva anche starci. ecco, no! mi ha fatto leggere una bella lettera dove scarricava il suo insegante di violoncello. cioè non che ci stesse insieme, gli diceva semplicemente che smetteva di far lezione e che le dispiaceva molto.

il fatto di cui mi sono meravigliato è: me stesso. fino a un po’ di tempo fa molto probabilmente me la sarei presa ammale se prima mi fossi illuso e poi invece avessi preso un’egregia cantonata. e invece niente, tutto ok. overkill.

le ho offerto il pranzo, siamo usciti, la ho accompagnata per un pezzo e poi ognuno per la sua strada.

Jurg


come quando pesti una merda

05/10/2009

mi riprometto sempre di fare una top ten delle cose che odio di più, ma poi una volta che son lì desisto. è troppo difficile per me dargli un ordine così razionale; mi stanno sul culo e basta. diciamo solo che potrei dividerle in due grandi categorie: cose materiali e umani. quest’oggi andremo a trattare un fenomeno della seconda categoria: il bigottismo.

non voglio però partire dal presupposto che dato che siamo vicini alla santa sede di sto cazzo in vaticano, allora ne siamo più influenzati. guardate gli americani suddisti, sono a migliaia di miglia di distanza, eppure sono devoti al cattolicesimo come pochi. il fatto peculiare che contraddistingue i bigotti in italia è un altro: oltre a essere closed minded come quelli americani o chicchesiano, sono anche antipatici e stronzi. io in particolare ho un amico che è così, un giovinastro come me e proprio per questo mi dispiace che già a quest’età sia così rovinato. voglio dire, se ci parli per un po’ non è mica un male, ma una volta che hai finito i soliti discorsi di circostanza, beh allora sono cavoli acidi. dunque fate conto che oltre a essere un mezzo prete, odia i gay e ama la figa; non sopporta chi bestemmia, ma si esprime come un casellante della salerno-reggio calabria; non scemo, sia ben chiaro, ma questa chiusura di mente gli limita vari aspetti. insomma, una persona per cui cominceresti a ricredere in dio se ci dovessi passare più di sue giorni assieme. pensate, una volta gli devo aver fatto vedere un film con qualche scena un po’ spinta, ma mica un porno e lui ha riportato tutto alla madre sotto uno stato di shock. lui, non la madre. e aveva sedici anni quando successe. ecco, se vincoli più grossi non me lo vietassero, proporrei a steve irwin di farci una puntata.

Jurg


lo scempio di una festa

13/09/2009

quando ho scattato le foto non ho ben realizzato, ma totò questa mattina ha passato le ore a pulire.

Jurg


come in un film

13/09/2009

ieri sera poteva essere un film. vabbè, un po’ sono io che qualsiasi cosa che accada me la immagino sotto forma di pellicola, ma questa è solo deformazione professionale. dicevo, ieri sera sono andato alla festa di compleanno di un amico che sta qui a melbourne e come da programma la casa straripava di gente. il più italiani. peccato. il tutto mi ricordava molto quei film americani alla wes anderson (tipo i tenenbaum), dove c’è una voce fuori campo, solitamente di uno dei protagonisti, che descrive tutti gli altri personaggi. ecco, ieri sera io ero quella voce. c’era veramente una fauna piuttosto ampia di vari characters molto prestabili al mondo della cinematografia. ed ecco come me lo sono immaginato:

iniziamo da lui: il brianzolo (fermo immagine) – pilota, come molti degli italiani presenti a quella festa, chè pure il festeggiato lo è, quindi li possiamo definire suoi compagni di scuola, o di volo se preferite. dal momento che amo generalizzare e pure i pregiudizi non mi dispiacciono, questo qua era il classico brianzolo leghista, che definiva brigatisti o comunisti chiunque non la pensasse come lui. era orgoglioso del fatto che io fossi un milanese puro, che detto da un brianzolo otrebbe quasi risultare come un isulto. ha ventuno anni e ci provava con la mia amica diciottenne. mi ha pure chiesto in un orecchio se lei fosse una porca. alle due di notte era già bello che sbronzo che una mania ad abbracciartisi addosso che alla lunga poteva risultare un filo irritante.

lo sfigato (anche qui fermo immagine e qualche effettino alla hollywood tanto da rendere più godibile la pellicola) – poraccio, mi faceva assai tanta pena, ma alla lunga poteva anche rompere i marroni. è una di quelle classiche persone che arrivate a quarant’anni si guardano indietro e credono che la loro vita sia stata tutta un distatro, un errore dall’inizio alla fine. pilota pure lui, ma arrivato alla soglia dei quarant’anni e con un brevetto commerciale praticamente inutilizzato, si sentiva fortemente sfigato; pertanto ha reputato opportuno passare mezz’ora (se non più) del suo tempo a parlarmi delle sue sfighe. l’ho trovato un soggetto sociologico piuttosto interessante. c’è anche da dire che tra tutti quei coglioni della scuola di volo, lui era di gran lunga il più normale.

il mario balotelli dei cieli (solito fermo immagine) – un nero che parla torinese stretto non capita di incontrarlo tutti i giorni. pure lui pilota d’aerei che è venuto qui in australia per pupparsi il brevetto a un costo inferiore e in maniera più rapida. testolina di cazzo pure lui, però di quelle amabili in fondo. pure lui ci provava in maniera spudorata che la mia compagna di viaggio, ma se ha gusti di merda sono solo affari suoi; salvo che a un certo punto, quando stavo attraversando la fase di abbiocco più dura, mentro ero lì spalmato su quella comodissima poltrona a godermi la brezza invernale australiana, sto gran coglione mezzo ubriaco, ha cercato di limonare con me per risvegliarmi. è stato prontamente dissuaso.

il resto dei piccioni spennati (still frame) – un branco di coglioni burini già ubriachi dopo due ore. gente da dimenticare.

e ora i veri personaggi forti della serata, quelli che poi sono stati anche i miei compagni di viaggio dei giorni precedenti, gente difficile da dimenticare, gente che non puoi fare a meno di apprezzare e allo stesso tempo dispiacerti che ci sia così tanto spazio che divide la tua casa dalla loro.

ish – è un grande, è un figo, ma non nella concezione dell’italiano medio. di origine bengalese, è da sempre cresciuto a west end, il quartiere hippie di brisbane. ama passeggiare per la città a piedi nudi e quando lo fa mi fa troppo morire. è una persona che stimo dal profondo del cuore, sempre positivo, aperto e solare. insomma, se dovessi mai cercare una cazzo di serenità interiore mi rivolgerei sicuramente a lui. alterna momenti di grande concitazione, saltando e ballando come un dannato, a momenti di relax e riposo totali. nostra attività preferita: piallarci sul divano e parlare dei nostri viaggi.

cameron – è quello che ho conosciuto per ultimo, ma non per questo vale meno. anche lui originario di west end, che come dice lui è il miglior posto in cui si possa vivere, ma per ragioni lavorative sta a sydney. in apparenza si potrebbe scambiare per un marine del cazzo americano, in realtà è totalmente l’opposto. sempre col sorriso sulle labbra, ama parlare molto con persone di nazionalità diverse. dev’essere tipo un accanito sostenitore del wwf o qualcosa del genere, dal momento che quando vede qualsiasi animale, li ci si butta sopra come se fosse un figlio. credo sia la persona australiana con cui ho parlato più a lungo nel minor tempo possibile.

giorgio, il vero mario balotelli – che risate che mi sono fatto con lui. è nato in svizzera, ma i suoi sono di origine calabrese, lo si nota dal colore della pelle ed è per questo che lo chiamiamo mario balotelli. è quello non troppo esuberante, pacato, ma con la battuta sempre pronta. un poliedrico lo definirei. è quello che socialiazzato prima con noi più gggiovani. è stato un anno qua in australia e anche lui torna in patria tra un paio di giorni. ah, ottimo dee-jay.

phil – pure lui svizzero, anzi il più classico degli svizzeri. quello un po’ schiscio, con la erre moscia, amante della cannabis e pure lui un grande dj (per quanto ne possa capire io di disc jocking).

e ora salvo, il festeggiato – siciliano, ma vive in australia da diversi anni. fa troppo ridere il suo accento siculo. lui, ma non solo, è la vera anima di tutto. ieri ha compiuto trent’anni e come dice lui, una volta arrivati ai trenta bisogna mettere la testa a posto. lo diceva mentre si stava a fumare un bel cannone. abilissimo venditore e ottimo public relator, sa essere estremamente serio (io non lo quasi mai visto, ma mi hanno detto che quando lavora è una persona impeccabile) e un attimo dopo il migliore dei cazzoni. appossionato anche lui del volo, tant’è che si sta abilitando per il commerciale in modo che poi possa diventare il suo lavoro primario. se ne esce con certe frasi tutte sue in dialetto che fanno schiantare la gente dal ridere. insomma, quando sei con lui è difficile non divertirti.

la parte migliore è stata sicuramente la fine della festa, quando siamo rimasti in pochi, i più stretti. era l’albeggiare, verso le sei e mezza. eravamo tutti li fuori in giardino, salvo con la chitarra in mano, gli altri a passarsi canne e dirsi cazzate una in fila all’altra, ma tutto con una grande armonia, un romanticismo quasi introvabile. come era accuduto la sera prima, quella che io reputo la vera festa, con gli amici più stretti in locale di fitzroy. e quel giardino di questa mattina mi ha dato un grande senso di compiutezza. e un ottimo finae per il mio film.

sfondo nero

titoli di coda

Jurg


il solito lait motiv

16/08/2009

ma è possibile che quando un amico (adolescente) si è da poco fidanzato ti parli tutto il giorno della sua tipa e a te non te ne freghi un benemerito cazzo?

Jurg


how to…?

17/07/2009

Per la serie “come fare a…?” ecco il questionario di oggi: come fare a sopportare una compagnia per altri cinque giorni, quando oramai ti hanno già fracassato i coglioni da tempo?

Jurg
Piesse: quando verrà pubblicato questo post, molto probabilmente tutto sarà già finito!


il brano più brutto

04/07/2009

un amico l’altro giorno mi dice: “vuoi sapere qual’è il brano più brutto che abbia mai sentito?” dal momento che il vecchio jacko era appena morto, pensavo si riferisse a un suo brano. e invece no. “si intitola The Moment di kenny g”. avendo internet sotto mano in quel momento ho voluto verificare in tempo reale sul tubo se il mio amico avesse effettivamente ragione. cazzo, ce l’aveva di brutto! io di musica ne ascolto parechia, dal rock al jazz, ma passo anche per i generi più sperimentali, modi progressive rock. questo brano è lo schifo più assoluto che abbiano mai ascoltato le mie orecchie! questo artista, kenny g, all’anagrafe meglio conosciuto come kenneth gorelick, definisce la propria musica latin jazz. latin jazz?! e cazzo di genere è il “latin jazz”? tra le altre cose ho anche scoperto che questo signore ha venduto dei suoi ciddì, nei soli stati uniti, 45 milioni di copie. cioè, c’è pure gente che se lo incula sto schifo. fortuna che, almeno in questo caso, il mercato discografico d’importazione italiano è bloccato…

poi rivelendomi chi gliela aveva fatta sentire, si sono spiegate molte cose…

Jurg

piesse: e pure il video del brano è uno dei peggiori che abbia mai visto, roba da bruciare la macchina al regista, che molto probabilmente è un non-vedente.

pippiesse: se provate ad ascoltare gli altri brani correlati su youtube, non sono mica meglio. tutto ciò ha dell’incredibile…


un altro anno è andato…

18/06/2009

… e la sua musica è finita. è vero. l’altro giorno, martedì, si è celebrato ufficilamente l’ultimo giorno di scuola: gavettoni, bottiglie, uova… insomma la solita roba. spezzare la routine è una cosa abominevole, il mio corpo è come una macchina, ero tanto abituato per noe mesi a fare sempre le solie cose settimanalmente che ora fa molto strano interrompere così bruscamente. anzi, già che ci siamo, fossi nella gelmini, tra le varie puttanata, inserirei anche quella di fare smettere le scuole per gradi: parti dieci giorni prima e man mano diminuisci le ore, come chi deve perdere il vizietto del fumo.

l’anno s’è concluso bene direi, non solo didatticamente parlando, ma anche dal punto di vista “umano”. ho salutato solo i più cari, lo ammetto, non come le altre volte che ero costretto a fare buon viso a cattiva sorte. nei primi due giorni di vacanza non sono ancora riuscito a dormire come un bravo cristiano, fino all’alba di mezzogiorno… ho un po’ di tempo per rifarmi.

Jurg


cose che ci rimani di stucco

11/06/2009

stasera ero a scuola con dei compagni di classi per rifinire uno spettacolo che stavamo preparando. alla fine ci siamo recati sul terrazzo, alcuni di loro si sono accesi una sigaretta. il sole stava tramontando. era un bel tramonto, uno dei più belli degli ultimi mesi che abbia visto a milano (premetto che non ne vedo tanti). a un certo punto ho fatto una classica battuta a un mio compagno: “vedi figliolo, un giorno tutto questo sarà tuo!”. e lui mi ha risposto: “eh… se fossi tu mio padre… almeno due o tre schiaffoni mi arriverebbero ogni tanto, ti interesseresti di come va la scuola. mio padre se ne interessa due, massimo tre volte l’anno…”. così subito ci sono rimasto, non collegavo se doverlo prendere come un complimento o come un’offesa. poi l’ho presa e basta. però ti fa riflettere come un tuo coevo la pensi di te e soprttutto di tuo padre. forse una coscienza critica allora è ancora viva…

Jurg